Il 2 di giugno

Tutte le feste nazionali, istituzionali, celebrative, grondano di trionfalismo, di compiacimento, di auto glorificazione. Ciò avviene ovunque, perché la memoria collettiva celebra solo le vittorie dovendo e volendo dimenticare le sconfitte, le ritirate, e i periodi negativi. La storia, si sa, la scrivono i vincitori e non si cerca mai la versione dei perdenti che sono sempre pochissimi. È il fascino del carro dei vincitori, dove troppi vogliono salire. Ed è la ragione per cui si dice che la storia migliore è quella lontana nel tempo, con meno passioni, faziosità, partecipazione diretta. Al tempo stesso però si perdono tanti elementi documenti, sopratutto testimonianze utili per un corretto racconto. Il 2 giugno è la festa della Repubblica, la memoria della data del referendum del 1946 che proclamò la fine della pur giovane monarchia italiana, nata con l’unità del 1861 ma erede del regno di Piemonte e Sardegna che si era battuto nel Risorgimento.
L’Italia visse la fine del fascismo nel 1943 e fu divisa  in due: al Sud continuò il regno, a Brindisi nacque il governo Badoglio, che firmò l’armistizio e la resa con l’esercito alleato, al Nord Mussolini, su pressione o imposizione Hitleriana, costituì la Repubblica Sociale Italiana di Salò, che arrivava, grazie alle truppe tedesche, fino alla linea Gustav, dal nord della Campania ad Ortona e all’Adriatico e a sud di Cassino difesa ad oltranza dai tedeschi.
Tale divisione fu alla base della guerra civile (che molti non vogliono chiamare così) ed entrò a far parte della guerra mondiale in corso tra gli alleati e l’asse Germania, Italia e Giappone (1940). Quella divisione tra fascisti e antifascisti, tedeschi e americani, partigiani e brigate nere, sta alla base di tutte le divisioni che agitarono la vita del nostro paese, cristallizzandosi, dopo il 1947, nel duro confronto tra comunisti e anticomunisti, nel quadro della guerra fredda tra Stati Uniti e unione Sovietica, nella divisione del mondo dopo il trattato di Yalta.
Il 2 giugno del 1946, al referendum tra monarchia e repubblica, l’Italia era però anche diversamente divisa: il Nord che aveva vissuto fortemente la resistenza armata e l’antifascismo militante era prevalentemente repubblicana, il Sud monarchico. E si divisero dunque anche i voti: per la monarchia furono 10.719.284, per la Repubblica quasi due milioni di più. La monarchia, sabauda pagava il conto maturato con gli italiani per la debolezza prima ed il sostegno poi al fascismo, anche nelle sue scelte più dure, come la fine della democrazia e delle libertà in Italia, l’alleanza con Hitler, le leggi razziali ed antiebraiche, e la guerra perduta.
Al triste regno di Vittorio Emanuele III era succeduto, solo un mese prima, Umberto II, appunto definito “il re di maggio”. Egli, come del resto anche il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, temeva lo scontro violento, anche armato, già annunciato dei fatti gravi in alcune città, tra monarchici e repubblicani e va riconosciuto che, prima ancora della convalida dei risultati da parte della Corte di Cassazione, prese atto dei pur contestati risultati e lasciò l’Italia con il volontario esilio a Cascais in Portogallo. Per evitare un altro scontro tra italiani. Fu un gesto di alta responsabilità e di amor patrio che gli va riconosciuto. Egli pagò lui gli errori, i limiti politici, le inadeguatezze di suo padre, capace di arrestare Mussolini solo dopo il voto del Gran Consiglio del fascismo e la rivolta dei fascisti stessi di fronte al dramma della guerra ormai di fatto persa, dello sbarco degli alleati in Sicilia, della politica di Hitler e del dramma di un’Italia di fatto occupata dai tedeschi. La Repubblica era però già nel cuore degli italiani, ad essa s’ispiravano gli intelletti vivi, gli intellettuali ed i giovani seguaci di Mazzini ed anche Giuseppe Garibaldi, che fece l’unità d’Italia con il sostegno di Cavour ed accettò la monarchia, per realismo politico, per generoso disinteresse personale, per amore per l’Italia unita, come dimostrò, a Teano.
L’evoluzione storica e politica, la guerra e le sue conseguenze, il comportamento del re Savoia, avevano alimentato l’idea del cambiamento radicale, Era l’idea di una’Italia repubblicana Pur in un’Europa ancora tutta monarchica A parte la Spagna e il Portogallo con le eterne dittature di Franco e Salazar, l’Europa era quasi tutta monarchica, con la Gran  Bretagna, il Belgio, l’Olanda, e la Danimarca e la Svezia. Ma i loro sovrani si erano battuti contro il nazismo ed il popolo si riconosceva in loro. La Germania, dopo la guerra 15 – 18 si era trasformata nella Repubblica di Weimar, finita nel disastro economico, negli immensi danni di guerra imposti da Francia e Inghilterra nel trattato di pace, nell’immensa inflazione, nella terribile morsa del debito  dello Stato. Fu così che, con lo stesso voto dei tedeschi, cadde nelle mani dei nazional socialisti di Hitler. Divenne Repubblica federale solo nel 1949 con la costituzione ancora oggi in vigore e approvata con il governo di Adenauer.
In tutta l’Europa, dopo la guerra e in conseguenza di essa, prevalse la democrazia, monarchica e repubblicana. In Italia nel 1946 ci fu un vero suffragio universale e le donne, dopo la loro presenza forte, coraggiosa e preziosa nell’economia e nella politica del Paese, conquistarono il diritto di voto. Nacque con la scelta repubblicana la nuova Costituzione, frutto di un nobile compromesso tra forze diverse ed anche avversarie. Furono anni eroici e difficili, quando si poté esprimere, da tutte le parti politiche, una classe dirigente degna del rispetto e della gratitudine del Paese.
Il 2 giugno è stato dunque uno spartiacque che è importante non solo ricordare con le celebrazioni ma soprattutto conoscere e comprendere.
Ci chiediamo quanti genitori, magari “colti e laureati” abbiano ancora presente quella storia e ne parlino ai propri figli o ai nipoti, quanti professori ne parlino a scuola, quanti dei nuovi politici la conoscono in modo adeguato al proprio ruolo. In questa situazione purtroppo le manifestazioni diventano spettacoli senza una trama, bandiere i simboli senza una storia, date per i ponti vacanzieri. Anche senza referendum il Paese se ne va in esilio, abbandona la sua identità, diventa un antico villaggio troglodita che, come sappiamo, è il villaggio degli uomini delle caverne.

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