Sboarina Sindaco, una brutta partenza

C’era una legittima euforia a palazzo Barbieri per l’insediamento del nuovo sindaco Avv. Sboarina, come avviene per tutti del resto. È l’euforia di chi vince una importante partita credendo magari di avere vinto il campionato e dimenticando, come scriveva con saggezza il compianto Mino Martinazzoli, “i limiti della politica”.
Ma è giusto che sia così ed è bene festeggiare la vittoria. Ma senza farsi troppe illusioni sul proprio stesso potere, comprendendo bene il peso di quella fascia tricolore, la responsabilità come leader di un gruppo ed anche di una istituzione. Sono stati simpatici anche gli auguri letti su Facebook che cito a memoria: sei bello, simpatico, buono, preparato, ammogliato, avvocato…, che vogliamo di più? Qualcuno più saggio, ha scritto i suoi auguri legandoli alla speranza: vediamo come ti comporterai.

Undici profughi e 115.000 astenuti.

L’occasione capita il giorno dopo: non era un gran problema ma lo è diventata subito. 11 persone 11, tra donne e bambini vengano, come richiedenti asilo,  alloggiati in apposito luogo predisposto per situazioni che siano di urgenza o particolari, secondo gli accordi fatti dalla Prefettura anche con il Comune di Verona. Su 260.000 abitanti (200000 elettori) non mi pare una cosa travolgente a meno che non si considerino quelli che non hanno votato, dimezzando la popolazione !  Ma ne restano sempre 130000, e in poche ore quei poveracci si sono ridotti, pare a otto. Questi cittadini non elettori possono essere calcolati in meno: hanno infatti legittimamente rinunciato ai propri diritti di cittadinanza se non giuridicamente certo politicamente, non si sono sentiti veronesi, nonostante gli inviti del Vescovo alla veronesità.

Ma il Sindaco è debole?

Ma devo dire che le dichiarazioni del Sindaco hanno espresso un senso di debolezza, diffuso la sensazione che ancora si scambi l’autorità con l’autorevolezza,  come se, per avere quest’ultima basti gridare, minacciare, esprimere l’arroganza del potere di fare spettacolo. Ma non era sufficiente una sua autorevole telefonata al Prefetto, che mi pare sia  persona forse un po’ ruvida ma seria e competente, e dirgli a voce, in modo fermo e pacato, le proprie opinioni ?
O il Sindaco non era consapevole del ruolo assegnatogli o pensava di essere ancora in campagna elettorale: o, peggio, riteneva che la presunta non informazione al Comune più che un personale probabile errore di qualche funzionario fosse un atto di “lesa maestà” verso il neo eletto.

O forte se si incatena?

La cosa più comica, ma anche preoccupante di tutta la vicenda è stata la minaccia del Sindaco di incatenarsi davanti alla prefettura. Che io ricordi c’è un precedente di auto incatenamento a Verona ma era solo un consigliere comunale, mi pare allora di rifondazione comunista o dei Verdi , credo nei riguardi del Sindaco. Ma Verona non si emozionò granché, non era uno spettacolo interessante ma un po’ fasullo.  Ma ora è addirittura il Sindaco, magari con la Giunta, che vuole incatenarsi.
Francamente ci chiediamo se ci sia qualche veronese, anche di scarsa memoria, che abbia mai neppure immaginato di vedere persone come Aldo Fedeli, Giovanni Uberti, Giorgio Zanotto, Renato Gozzi, Carlo Delaini, Gabriele Sboarina , Aldo Sala, Enzo Erminero  per arrivare a Michela  Sironi o a Paolo  Zanotto, senza parlare dello stesso Tosi non estraneo a posizioni eclatanti ed eccentriche, incatenate per dissensi politico istituzionali . Sono i Sindaci della Verona dal dopoguerra ad oggi, artefici, chi molto chi meno, del suo sviluppo e del suo benessere, e non li immaginiamo a dichiarare di volersi incatenare davanti alla prefettura, o in nessun altro luogo. Piuttosto ad utilizzare il loro ruolo autorevolmente, senza creare maggiori problemi per affermare la propria autorità.
Capisco il degrado dei costumi, capisco i commenti della signora Olga,  rappresentante ormai storica della veronesità popolare, grazie alla bella penna di Silvino Gonzato, ma non avrei mai immaginato un errore più grande da parte di un Sindaco di Verona.
L’errore politico di un sindaco che esprime una maggioranza di partiti che fanno politica ormai da decenni, con la classe dirigente e le esperienze di cui dispongono, con passati di responsabilità e di potere. Ma non c’è politica se non ci sono politici. I nostri vecchi ci insegnavano che “quando non ci occupiamo di politica sarà poi la politica ad occuparsi di noi”. E non è una bella ipotesi.

Auguri ai veronesi votanti

Ci auguriamo quindi, nonostante qualche preoccupazione, che il neo Sindaco abbia fatto un errore per quel che ha dichiarato e lo consideri tale lui stesso. Certo questa dichiarazione, demagogica quanto inutile, ha certo acceso l’attenzione di qualche persona sensibile agli spifferi sulla nostra povera democrazia, che possono poi diventare vento e anche temporali. Il ruolo del sindaco è importante non solo per le opere pubbliche e le licenze edilizie, le politiche urbanistiche e gli investimenti, ma ancor più per la rappresentanza della identità dei cittadini, per il suo modo di essere e anche quello di non essere, la sua volontà  di ascolto e di verifica, la sua capacità personale di valutazione e di decisione. In sostanza la sua seria rappresentanza istituzionale della polis, della città.
Verona, certo non da sola, parte svantaggiata perché troppa parte della popolazione non ha votato. Bisogna quindi che la dirigenza eletta si senta doppiamente responsabile, ricordando sempre la bella citazione di Jean Nathan “i peggiori rappresentanti sono eletti dai bravi cittadini che non votano” e aggiungo, che poi hanno il coraggio di protestare, dimenticando il messaggio di Charles Peguy, il grande scrittore socialista e cattolico che scriveva “il trionfo della demagogia è momentaneo, ma le rovine che lascia sono eterne”. Soprattutto nella testa della gente.

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