Il potere è sempre autonomo

Le vacanze sono quasi finite, e tutto torna normale. Anche gli imbecilli hanno fatto la loro sosta ma ora ritornano in forza e dobbiamo stare attenti perché sono pericolosi, come scrive Maurizio Ferraris, professore di filosofia teoretica in un bel libro dal titolo “l’imbecillità è una cosa seria”. Ci chiediamo cosa essa diventi quando si diffonde con le campagne elettorali, quando diventa moneta corrente, inflazionata, facilmente spendibile. In certi momenti, quando la lotta è solo per il potere, ogni arma è buona e troppo spesso usata, non per ferire le persone, ma per uccidere la democrazia, quella sostanziale, e sostituirla con la demagogia. Si può farlo con l’informazione falsa o gestita in modo scorretto e strumentale, con promesse economiche e politiche che si sanno irrealizzabili, con accuse senza prove ma eclatanti che poi finiscono nel silenzio e anche creando un clima accusatorio, sfruttando momenti difficili, o eventi particolarmente emozionanti, scatenando in tempi di social network i peggiori sentimenti di gente arrabbiata col mondo. Chi ha il potere può farlo con decisioni clamorose, con dimostrazioni di forza su problemi particolari. Ci pare il caso della decretazione del “governatore” Zaia di rinviare di due anni l’esecuzione della normativa sulle vaccinazioni obbligatorie, senza le quali non si possono frequentare le scuole, a giusta tutela di tutta la collettività scolastica e non solo. Zaia sa bene che la sua decisione non avrà seguito reale e che lo Stato la impedirà. Intanto però ha creato un grosso problema di conflitto proprio tra Stato e regione, e proprio in vista del referendum sulla “maggiore” autonomia delle regioni Veneto e Lombardia. Sono le due regioni a presidenza leghista, cui guarda con interessato affetto, il “governatore” della Liguria Totti, assai filo leghista, in difesa della sua carica, come il lombardo Maroni ed il veneto Zaia, filo berlusconiani, a salvaguardia della propria. Anche chi non è d’accordo gli corre dietro, perché dire alla gente la verità del proprio pensiero può dare cattiva immagine sul nostro amore per le autonomie, anche quelle pericolose che vanno ai limiti del separatismo. Zaia vuole affermare la autonomia regionale, quella massima, che appartiene allo Stato per il illudere i veneti sul “potere possibile”, in questo caso, anche quello di giocare sulla salute e sulla pelle dei nostri figli e nipoti, di quelli veneti e di altri. Cosa si fa per raccogliere voti e per illudere la gente. Naturalmente poi, se succederà qualcosa di grave, la colpa sarà degli immigrati, portatori di tutti i mali del mondo, all’ospitale Veneto, dove invece tutto va bene, pure le banche e gli appalti pubblici e naturalmente per merito della Lega. Si dimentica che il Veneto è così per merito dei veneti che, negli anni del dopo guerra, hanno scelto una classe politica veneta, capace di trasformarlo da miserrima terra di emigrazione, di agricoltura, di sussistenza, di miseria generale, in terra di sviluppo industriale, di agricoltura fiorente, di benessere diffuso. E non c’erano né Grillo né Zaia, né Di Maio, né Salvini. Ora bisogna dimostrare che il Veneto e la Lombardia sono tutti filo leghisti e, come ai tempi di “Roma ladrona”, sentono un po’ la puzza degli altri italiani, almeno quelli dall’Emilia in giù. Ecco perché ci si chiede di votare su nuovi poteri alle due regioni, solo queste due, che significa dare un voto non ad una presunta autonomia, ma al partito che, sostenendola, vuole per sé maggiore poter. Con altri presupposti politici avremmo meno timori, ma comunque ci troviamo ormai con gli strumenti politici e giuridici superati dalla tendenza popolare al qualunquismo, all’antipolitica, alla fiducia nei dilettanti inesperti, a una utopistica e impossibile democrazia diretta che consenta a ridotte oligarchie di fare il loro mestiere, che è di gestire il potere lasciando credere al popolo di essere sovrano anche quando persegue il proprio danno. Non è certo la prima volta che succede. Infatti, troppa gente che giustamente valuta ciò che non funziona nello Stato, per nulla si chiede cosa fanno le regioni, a parte la gestione amministrativa della sanità, cosa importante, ma che, buona o cattiva è frutto di una cultura e storia civile,, di un modo di vivere e di comportarsi che ha le sue radici ben più lontane. Le regioni Veneto e Lombardia vogliono avere la massima autonomia, ma solo per loro. Quando la chiedono i Comuni, le loro organizzazioni comunitarie, le stesse province, le regioni sono sorde e mute. L’autonomia ha da essere solo regionale, il poter fare dei piccoli Stati centralizzati con sedi iper costose, personale a non finire, poteri che non vengono delegati e nemmeno esercitati. Dobbiamo dargliene di più? Con la riforma costituzionale si sarebbero chiariti i poteri, eliminati i continui contrasti Stato – regione, risolti molti problemi, e individuati i poteri reali e veramente autonomi delle regioni. Gli italiani hanno detto di no: siano ora soddisfatti delle loro decisioni. Ormai sappiamo che i referendum non rispondono alle domande formali dei loro contenuti. Come avvenuto con quello costituzionale che in realtà era pro o contro Renzi, così questo sarà a favore della Lega e di un non dichiarato ritorno al separatismo. È opportuno che la gente sappia almeno cosa succede e perché e per cosa realmente si va a votare. Anche se probabilmente si rivelerà inutile.

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3 Responses to "Il potere è sempre autonomo"

  • gianni says:
  • Aventino Frau says:
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