Apprendisti stregoni

Wolfgang Goethe, alla fine del 1700, scrisse una ballata, ripresa da un racconto di Luciano di Samotracia, scrittore, storico, uomo di cultura del primo secolo: era la storia di un apprendista stregone, non esperto del mestiere, che aveva scatenato per ignorante incompetenza, forze e situazioni che non sapeva più controllare e che creavano gravi e irreparabili danni. Finché non torno lo stregone vero e sapiente evitando il peggio. Nella storia non sono mai mancati gli apprendisti stregoni, che hanno saputo unire la presunzione e l’arroganza alla spregiudicatezza, all’irresponsabilità, all’illusione e alla demagogia. E spesso i popoli li hanno osannati e sostenuti salvo poi lasciandoli soli, sconfitti, condannati da sé stessi, al proprio destino e con le critiche popolari sempre pesanti per chi perde. Se Luciano di Samotracia ne scriveva 2000 anni fa, vuol dire che il fenomeno è assai  antico.

Una catena di errori

Non ci stupisce dunque la situazione della Catalogna, fatta divenire, come prevedibile, disastrosa, difficilmente risolvibile e quindi foriera di gravi danni per la Catalogna e tutta la Spagna. A prescindere da ogni forma di legalità e illegalità, resta una situazione politica creata da persone incapaci di prevedere gli sviluppi di ciò che hanno voluto causare, a cominciare da una mobilitazione popolare intorno ad un referendum chiaramente illegale cui peraltro ha partecipato la minoranza dei potenziali aventi diritto. Ci sono errori frequenti nel comportamento politico e in generale di arroganza e sottovalutazione degli avversari, di incomprensione delle situazioni. Per questo soprattutto in tempi difficili, si pensa più a vincere le elezioni che a ben governare, che obiettivamente è più difficile, faticoso, complesso. Gli apprendisti stregoni di Barcellona hanno scritto un progetto massimalista e quindi difficilmente o per nulla attuabile e senza uscite ragionevoli. Hanno pensato di far credere a una Catalogna impoverita da Madrid, vessata e alla ricerca di diritti, alla ricerca di libertà mentre in Spagna e all’estero tutti sanno che ciò non è vero. Hanno puntato su una presunta carenza di democrazia e di libertà. E tutti, in Spagna e all’estero sanno che non è vero ed è una colossale bugia. Hanno puntato su una presunta debolezza, personale e politica, del presidente Rajoy e del suo governo e dello stesso re di Spagna. Forse pensavano che potessero accettare la repubblica di Catalogna essendo a capo del  regno di Spagna. E hanno sbagliato. Hanno ritenuto possibile un intervento dell’Unione europea a loro favore e contro lo Stato spagnolo, ignorando le stesse competenze dell’Unione e i loro limiti. E hanno sbagliato cercando invano qualche “mediatore” che in qualche modo li potesse utilmente sostenere. Hanno scommesso sulla forza “politica” di un referendum per definizione illegale, dimenticando di essere in uno stato di diritto, dove la legge ha un valore  giuridico e non solo politico. Ciò dimenticando il peso dell’altra parte, forse più numerosa, di popolazione catalana che era stata intimidita e che ha però alzato le sue bandiere. Altro errore, questo proprio nei riguardi di tutti i catalani. Hanno fatto le vittime sugli interventi della polizia spagnola, che è stata oggettivamente pesante. Ma forse immaginavano che fosse riguardosa e che chiedessi gentilmente ai votanti separatisti di allontanarsi  dai seggi, magari  ottenendo il loro consenso? Hanno scoperto che i poliziotti nazionali sono gentili come i loro Mossos de esquadra, fatti diventare un esercito separatista, dopo che la Spagna li aveva lasciati, con pieni poteri, all’autonoma Catalogna. Quando si accende un fuoco e inizia a bruciare una foresta, non ci si può lamentare di ciò che avviene durante l’incendio. Hanno creduto di controllare l’economia e la finanza e anche le loro stesse banche e le grandi industrie hanno cominciato a predisporre un esodo fuori dalla “Repubblica di Catalogna”. E saranno seguite da altre importanti, soprattutto a capitale estero o nazionale spagnolo.

Le battaglie politiche vere

Molti catalani hanno cominciato a tremare e a trasferire i propri soldi nell’Unione Europea e quindi in Spagna, e hanno finalmente capito che nell’Unione non entreranno per la loro forza ma, solo se la Spagna dirà di sì assieme agli altri Paesi, che certo non vogliono gli effetti di un qualsiasi contagio separatista. Previsione questa abbastanza facile ma non per giovani apprendisti. Così i dirigenti delle istituzioni hanno creato i presupposti per l’attuale situazione e avranno lo scontro e la inevitabile resa, finendo sotto processo per avere attentato all’unità dello Stato. Con l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione e le sue conseguenze. Capiranno allora che la capacità politica è una cosa seria e che ogni situazione va affrontata con gli strumenti giusti. La vera autonomia politica, se la si vuole, la si ottiene come dimostra la storia del mondo, con le guerre vinte e con le rivoluzioni vere. Come quella francese o la guerra civile americana o la vittoria di Oliver Cromwell che fece impiccare il re Carlo I per instaurare la sua breve repubblica inglese. E tante altre che la storia ci ricorda. Alla base delle rivolte, quelle vere, c’è sempre la fame, quella vera, del popolo, la mancanza vera, di libertà con i soprusi delle dittature, la conseguenza drammatica di guerre perse, come le ultime due mondiali, che hanno dato l’avvio e la diffusione di gravi autoritarismi, di vere dittature, fino al nazismo di Hitler. Gli apprendisti stregoni in politica non possono, non sanno avere lo sguardo lungo sugli eventi, nemmeno naturalmente su quelli da loro stessi irresponsabilmente provocati. Guarderanno increduli agli eventi sorpresi degli esiti, da esiliati, rimpiangendo il grande potere che avevano e che hanno distrutto, con la loro presunzione da apprendisti stregoni.

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3 Responses to "Apprendisti stregoni"

  • Gianni says:
  • Aventino Frau says:
  • Francesco says:
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