Autonomia per cosa?

Siamo alla data che la Lega Nord definisce “storica” e l’aggettivo denuncia le vere intenzioni di un referendum consultivo, formalmente legittimo, ma che serve soprattutto, o forse solo, per dare più forza elettorale al partito dei due “governatori”. Esso sta già rischiando di fare la fine di quello recente e costituzionale, previsto dalla Carta e dalla legge, per realizzare modifiche alla nostra vecchia Costituzione, che si dice sia la più bella del mondo dimenticando che anche le donne più belle invecchiano. Esso è però utilizzato per obiettivi assolutamente diversi da quelli dichiarati, come il precedente, strumentalizzato per causare la crisi di governo e far allontanare Renzi, per poi sostituirlo con un altro governo che il Parlamento ha approvato, identico al precedente salvo qualche spostamento, in termini minimi, con la presidenza del già ministro degli Esteri Gentiloni. E, come previsto, dando al Paese una ben maggiore instabilità che, per la mancanza di riforme e la legge elettorale fortemente proporzionale, garantisce anche per il futuro, incertezze, debolezze, scarsi poteri reali e formali.
Al referendum dovremmo in sostanza dire se le due regioni dovranno negoziare con il governo nazionale maggiori autonomie, ignorando che è cosa che ogni Regione può già fare senza nessuna consultazione popolare e che alcune stanno già facendo. In sostanza bastava una semplice lettera dei Presidenti regionali senza sprecare milioni e milioni di euro, che per il territorio non ci sono mai, ma per questo evento si sono trovati con facilità e abbondanza.
Ci si dice che vogliamo in queste regioni gli stessi poteri, peraltro definiti falsamente intoccabili, delle regioni e province a statuto speciale, che vogliamo essere come loro, come Trento e Bolzano e Aosta o almeno come il Friuli Venezia Giulia. Nessuno dice come la Sardegna e peggio ancora la Sicilia per pura carità di patria. E nessuno ci spiega e neppure ci informa di quanto avviene nelle autonomie del Nord che sembrano tutte belle, pulite, corrette, senza scandali, senza vergognosi privilegi, con vantaggi solo per i loro cittadini, in misura sproporzionata dipendenti da Province e regioni speciali. Che peraltro paghiamo noi e il Paese tutto. Basta leggere le cronache e conoscere le norme che si sono fatte per rimanere scandalizzati. Per un’informazione più completa basta leggere l’ottimo libro di De Robertis “La casta a statuto speciale”.
Facciamo dunque un referendum perché vorremmo diventare come loro, magari pensando che le altre regioni, oltre Lombardia e Veneto, stiano zitte e non facciano altrettanto, tutte assetate, vogliose di bere all’otre immensa del debito pubblico, che si allarga sempre di più, con fonti di spesa sempre più numerose e costose e troppo spesso irresponsabili.
Gli esempi di come vanno le autonomie speciali li abbiamo sotto gli occhi, e assistiamo ai loro abusi e privilegi senza alcuna reazione, salvo una sorta di rassegnata invidia.
Procedendo su questa linea saremo sempre più autonomi e sempre più velocemente giungeremo alla bancarotta.
Il vero, serio referendum dovrebbe chiedere, a tutta l’Italia, di abolire le situazioni superate dalla storia, dalle emergenze sociali e politiche, eliminate dalla ricchezza conseguita in quei territori e basate sulla violazione, che logicamente non può essere eterna, della Costituzione che prevede all’art. 3, l’uguaglianza di tutti cittadini di fronte allo Stato.
Anche nelle altre regioni, non speciali, quante cose si sarebbero potute fare se si fosse realmente voluto e non solo dichiarato. Per la tanto conclamata autonomia lombarda veneta, basta ricordare che i due “governatori” e altri della Lega sono stati a lungo nel governo del Paese come importanti ministri: gli attuali Presidenti Maroni e Zaia, e poi Calderoli, Bossi, Castelli e altri. Ma battaglie autonomistiche non ne abbiamo viste. Anche tanti altri, esponenti di partiti allora e ora loro alleati sono stati a lungo al potere. Oggi li seguono pur poco, uno per tutti il presidente Berlusconi.
Ci si chiede come tutti loro, nei momenti del loro potere nazionale, e ne hanno avuto tanto, non hanno fatto le cose che ora sottopongono a referendum. Ed anche perché, quando erano in una forte opposizione al governo Prodi, non hanno fatto ciò che ora fanno, pur essendo anche ora all’opposizione.
Ecco perché anche un’azione politica giustificabile, condivisibile o meno, diventa poco credibile, strumentale per diversi obiettivi, non dichiarati e più miseri, strumento di campagne elettorali attuali e future. Per di più con notevoli spese per tutti i cittadini.
Ci si chiede, anche se, le attuali regioni siano in grado di gestire tutte le competenze che chiedono o, come già avviene, dimenticano le competenze ma ricordano i soldi relativi che peraltro vengono spesi altrove. Certo tutta la pubblica amministrazione ha bisogno di riforme importanti, frutto di un enorme comune lavoro dello Stato, in una comune attenzione all’interesse nazionale. Ma le regioni vanno bene così? Se lo Stato esprime varie mancanze nella sua dirigenza, riteniamo che quella regionale e locale stia meglio? Bisogna riflettere, ma purtroppo non si conoscono, sulle richieste delle regioni e valutare se finora hanno fatto tutto bene, fino in fondo, ciò che possono fare e che è già nei loro compiti. Non possiamo falsamente sfogarci con referendum, giuridicamente legittimi, ma non proprio utili alla soluzione dei nostri assai importanti problemi.  Del resto, come i separatisti catalani che sono andati a votare erano quelli del sì, e gli altri non votanti per il no, così il lombardo veneto che voterà sarà prevalentemente quell’io del sì, che vuole la massima autonomia, il “vogliono tutto” come ha detto Zaia. Di conseguenza ora il votare significa aderire con questo voto alla Lega pienamente, a Forza Italia debolmente, a fratelli d’Italia solo per finta. E quindi per tutto ciò che questo comporta non solo sulla presunta autonomia lombarda e veneta ma dando un segnale utilizzabile per le prossime elezioni politiche e regionali, una sorta di anticipata conferma delle attuali dirigenze regionali, opposizioni a livello nazionale. Questo si vuole per giudicarla sulla base di un presunto autonomismo e non sui fatti concreti, sulle attuazioni politiche, su organici e concreti progetti di sviluppo regionale. Riflettiamo su cosa, al di là di slogan e generiche promesse, è necessario a tutto il Paese, non solo a partiti, correnti, lobby e persone, a caccia di potere, anche se spesso carenti di idee e capacità.

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2 Responses to "Autonomia per cosa?"

  • Aventino Frau says:
  • gianni says:
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