Bankitalia: Quis custodet ipsos custodes?

Nel nostro strano Paese ci sono istituzioni che si possono aggredire anche brutalmente e altre di cui non si può neppure parlare. E capi di governo, presidenti, ministri, irritati e critici che contestano legittime procedure parlamentari, come interrogazioni, mozioni, atti d’indirizzo e quant’altro. Ci manca solo che s’impediscano i disegni di legge di iniziativa parlamentare e possiamo chiudere le aule di Camera e Senato. Non sono totali novità, in passato su proposte di legge che riguardavano magistratura e giustizia è già avvenuto, con gli interventi di associazioni di magistrati o gruppi degli stessi.
Non ci aspettavamo però di non poter parlare, con atti formali e pubblici, della Banca d’Italia. Questo non al bar ma tra Parlamento e Governo, ma stimolando rigorosa attenzione, tempestivo controllo di coloro che hanno importanti ruoli d’intervento, di tutela del pubblico interesse. Ed anche sanzionatorio.
Dalle satire di Giovenale, potremmo ricordare il sempre valido “quis custodet ipsos custodes?” Chi controllerà gli stessi controllori?
Il potere crea quindi la “sacralità” di alcune istituzioni che non possono essere neppure oggetto di analisi, la cui autonomia diventa autocrazia. Eppure il Parlamento rappresenta il popolo e la sua sovranità politica, giuridica, costituzionale, e allora ci chiediamo dove sia la sua centralità e la sua priorità su tutti gli organi dello Stato, poiché elegge il Presidente della Repubblica, esprime la fiducia al Governo, determina le decisioni del Paese con le sue maggioranze. In verità il Parlamento sta iniziando il lavoro della Commissione inquirente è la mozione è apparsa poco opportuna nella tempistica. Ma stava scadendo il termine del mandato del Governatore, rinnovato per altri sei lunghi anni e questo giustifica la vicenda. Urgentiora premunt, e, infatti, il Governatore è stato confermato.

I rimedi alle crisi
In questi anni certo difficili abbiamo tutti vissuto le grandi crisi del sistema bancario, ben sette banche, tre grandi e quattro minori, hanno dato al Paese gravissimi danni, costando al contribuente italiano miliardi di euro per interventi riparatori e per rimediare a errori e malgoverno aziendale, a facilitazioni per amici e clienti speciali, crediti assurdi e non restituiti ai grandi e ai potenti mentre si negavano ai piccoli imprenditori anche i finanziamenti minori, magari necessari per la sopravvivenza aziendale. O, peggio ancora, alcune banche prestavano soldi per far comprare le proprie azioni, cosa vietatissima se non chiaramente dichiarata.
Si è visto anche il livello di un certo mondo imprenditoriale, che predica il rischio d’impresa e le proprie grandi capacità, e sa “investire” con molto coraggio quando i soldi sono quelli degli altri. Come pure, senza sorprese, che uomini politici premiano con lucrosi incarichi nei Consigli delle banche i loro amici capaci di raccogliere voti senza troppo curarsi della loro competenza, serietà, talvolta anche correttezza e onestà. Tante cose non andavano e si sapeva, molti ne parlavano: delle “mafiette” degli incarichi ai professionisti, dei poteri amicali dei consiglieri e soprattutto degli amministratori e alti dirigenti, del “lobbismo” e dei favoritismi. Si è molto diffuso un sistema bancario molto “commerciale” ad onta certo dei numerosi dipendenti e dirigenti bancari onesti e capaci che devono subire sempre la dura legge di Grisham, della moneta cattiva che scaccia la buona. Quelle anomalie continuano a vederle, quotidianamente, solo i più informati che sono pochi. Gli altri le intuiscono, deducono.

La Banca d’Italia
Nonostante ciò, deve esserci la garanzia, per il cittadino, del controllo, dell’Intervento competente e preparato, dell’analisi tempestiva e magari preventiva della Banca d’Italia, in passato sempre gestita da forti personalità, da luminari, da persone che operavano con la piena fiducia dei cittadini. Anche la Banca d’Italia aveva i suoi limiti e, nella breve storia italiana, dalla unità ad oggi, le banche di emissione videro scandali e anche corruzione e mala gestio.  Basta ricordare le vicende della Banca Romana e delle gravi difficoltà finanziarie, giudiziarie e politiche che causò e le varie crisi successive di altre importanti banche.
La stessa Banca d’Italia ha avuto una struttura giuridicamente anomala: una società privata che solo negli anni trenta divenne anche, come del resto lo è ancora, ente di diritto pubblico, è contestualmente però di proprietà sopratutto di banche, assicurazioni, ed enti economici, ma con un compito pubblico. Molti giuristi ritengono vi sia un potenziale conflitto d’interessi tra le banche proprietarie della Banca d’Italia che ne deve essere il controllore. Naturalmente la gestione non è determinata dai soci, ma certo riteniamo che qualche influenza, diretta o indiretta, sia possibile e probabile, sopratutto nelle scelte interne importanti.
Con la costituzione della Banca Centrale Europea le competenze della nostra banca centrale si sono ovviamente ridotte. Il controllo delle banche italiane le è però rimasto, pur nel quadro della BCE, e le numerose e vaste crisi bancarie, con drammatiche conseguenze per i risparmiatori e gli investitori, hanno fatto riflettere sull’effettivo esercizio del ruolo di controllo, prevenzione, intervento e sanzione della Banca d’Italia.

Le banche come potere
Ciò che è avvenuto ha lasciato un’onda di critiche e perplessità, una forte delusione e la generale esigenza di un più severo controllo su banche e banchieri e su una severa tutela del risparmio che ne alimenta le casse.
C’e anche bisogno di una seria riflessione sul fatto che le banche siano, come sono attualmente strumenti di speculazione finanziaria o non debbano tornare com’erano. Infatti, dopo la grande crisi del 1929 e con la legge Glass Steagall si stabiliva là separazioni tra istituti di risparmio e finanziamento e istituti di azione e speculazione finanziaria, con i rischi connessi ma solo consapevolmente conosciuti. Sciaguratamente fu abolita nel 1999 dal Senato americano, pressato appunto dalla grande finanza americana, e seguito poi da quasi tutti i paesi dell’area.
La materia è delicata ma è evidente che, con la prudenza e la serietà necessarie, si possa sapere e parlare della Banca d’Italia e anche dei suoi massimi dirigenti. Questo, non tocca minimamente le competenze di nomina degli stessi. Non solo la mozione presentata dal gruppo del PD ci è parsa legittima, ma anche corretta, perché dice cose vere ed esprime legittime preoccupazioni dei cittadini. Il Governo ed il Presidente della Repubblica, hanno deciso in libertà e autonomia e naturalmente ne hanno assunto la responsabilità politica e istituzionale.

Politica e pubblica gogna

La nostra politica è però talmente inquinata che ogni cosa viene vista come un’arma elettorale in una lotta, come direbbe Hobbes, di tutti contro tutti, magari uno alla volta, contro quello ritenuto più fastidioso. Ora da aggredire c’è Renzi, come un tempo Berlusconi e Craxi prima ancora, e altri al governo del Paese.  Il coro del linciaggio è subito pronto: basta che si indichi il nome dell’avversario da colpire. Va detto che il linciaggio mediatico popolare, ora che ci sono i cosiddetti social media, non può avvenire senza la violenta partecipazione di chi non ne sa nulla, ma giudica. Se questo è da condannare non si può tollerare però che ci siano alcuni santuari che sembrano abitati solo da santi, che non vanno toccati, solo guardati con ammirata deferenza.  Sono le “sacre congregazioni” della magistratura, delle banche e della alta finanza, di alcuni corpi di vertice fiscale, della alta burocrazia, di alcuni grandi gruppi industriali, finanziari e anche bancari. Alcuni di questi posseggono o finanziano giornali, TV e media vari e sono talmente forti e ben coperti, da non apparire, di far si che di essi non si parli se non bene. Hanno fatto propria la frase evangelica di Gesù subito dopo la resurrezione : “noli me tangere”, non mi toccare. E questa frase divenne anche il simbolo di nuove, diverse, indotte sacralità, che nessuno può toccare. Ma talvolta si può rovinosamente cadere da un robusto e bardato cavallo.

 

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