Ogni Nazione ha il governo che si merita (de Maistre)

Abbiamo già detto e scritto, già in occasione del referendum costituzionale, che, sulla base dell’esito, si poteva prevedere un periodo d’instabilità politica, particolarmente pericoloso per la nostra economia, in questa fase di lenta e faticosa ripresa.
La legge elettorale poi faticosamente approvata, é stata la logica conseguenza politica caratterizzata da un po’ di potere per tutti, dalla frantumazione politica, dalla difficoltà di fare un governo governante, dal sempre più basso livello rappresentativo della politica e quindi, delle istituzioni. Ora, gli osservatori più attenti sono tutti convinti delle difficoltà che ci stanno dinanzi, della superficialità e debolezza delle coalizioni. Si passerà dall’esagerata definizione di “un uomo solo al comando” alla più realistica “tutti al comando“, cioè alla politica spartitoria non solo del potere, ma anche del programma per il Paese. Godiamoci l’ultimo buon periodo di Gentiloni e attendiamoci per le elezioni, tante chiacchiere, tante promesse per un posto a tavola. Non ci potrà essere stabilità e del resto siamo un paese con alta propensione, con poche eccezioni, alla mutazione dei governi e al peso dei “populismi”.
Basti ricordare il successo dell’Uomo qualunque, di Giannini ed ai suoi contenuti, simili alle invettive grilline.
Non è una situazione solo italiana ma coinvolge tutto il mondo occidentale, Europa ed America del Nord, dove possiamo constatare una crisi del sistema democratico, l’avanzata di populismo e demagogie, la crescita di nuove forme di chiassoso protagonismo elettronico, mascherate dall’esigenza di rappresentanza popolare diretta, di un intero popolo al governo,  che diventa una forma di anarchismo. Altri cercano di rievocare gli antichi slogan già distrutti dalla storia ma, dimenticati da chi non li ha vissuti e nemmeno studiati: Sono i vecchi miti comunisti ancora truccati di socialità, di amicizia per i più poveri e quelli post fascisti del nazionalismo, del protezionismo, dell’isolazionismo truccato del Trumpiano “America first”, della visione localistica è miope del futuro politico di un mondo con veloci cambiamenti.
La classe politica, con le solite buone e rare eccezioni, sembra ormai composta o dai dinosauri del potere tutti uguali nella pretesa di mantenerlo il più possibile, o dai nuovi virgulti politici caratterizzati da impreparazione, inesperienza e molto spesso ignoranza, ma tutti, gli uni e gli altri, senza un piano strategico per il Paese. Tutti capaci di cancellare ma, non di scrivere, sostanzialmente inadeguati alle sfide di società complesse, con pluralità di poteri, con situazioni sociali che esigono buon senso, moderazione nelle scelte e coraggio nelle decisioni.
In queste situazioni muore la democrazia uccisa dalla demagogia che insegna che vince chi sa “agitare il popolo prima dell’uso”. Scriveva Lenin “non mi stancherò mai di ripetere che i demagoghi sono i peggiori nemici della classe operaia” ma noi dovremmo constatare che sono i peggiori nemici della società  tutta.
Certo, come per tutti I sistemi, alcuni modi di essere della democrazia va adeguata ai tempi, corretta negli strumenti, ripensata nelle forme, con un coraggio notevole, pari al senso dello Stato. Ma il popolo non ama le riforme coraggiose, ancor meno se sono costose, esigono sacrifici, se guardano al futuro. Se non sono espressione di egoismi, magari di pochi potenti che influenzano con gli strumenti del potere economico, funzionano, di comunicazione, la volontà di molti, sensibili, come gli assordati compagni di Ulisse, al canto delle sirene. Dopo le grandi illusioni pre-referendum, quando i contrari promettevano, una volta battuto Renzi, unico vero oggetto delle scelta referendaria, accordi immediati sulla legge elettorale, su nuove riforme costituzionali “buone”, sul cambiamento veloce del quadro politico e di governo. Chi valuta con un minimo di obiettività la situazione può trarre le conseguenze. Ma lo fa anche chi non è obiettivo e conosce la forza della dimenticanza popolare, il veloce passaggio dagli applausi al “crucifige”, la dipendenza dalle tentazioni del potere, la volontà di essere sempre sul carro del vincitore. Anche solo quando se ne immagina o prevede la vittoria. Chissà perché, se cambiano posizione i politici sono dei voltagabbana, se lo fanno gli elettori sono eroici sostenitori della nuova verità. Il quadro politico che si dovrà esaminare porta, con queste prossime elezioni, un frazionamento già ampiamente visibile tra gruppi e correnti che diventano partiti, alla difficoltà di prendere accordi veramente condivisi, alla impossibilità di alleanze effettive, e non solo elettorali checché ne dica Berlusconi. Sarà difficile fare un governo serio ed efficace, con un minimo di autorevolezza. Quello di cui ha bisogno un paese indebitato come il nostro, spendaccione ed evasore, senza un capitalismo serio e vero e un sindacalismo responsabile e quindi autorevole.
Ma noi abbiamo l’abitudine di parlare più che di agire. E più parliamo, e spesso inutilmente, più vogliamo parlare, anche quando gli eventi incombono e sono necessarie scelte coraggiose e responsabili.
Anche i potenti della Repubblica romana, nel 220 a.C., i nostri avi, amavano discutere. Come riporta Tito Livio “Mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata”. Da una parte c’era il Senato Romano che discusse per otto mesi dall’altra Annibale. Quante Sagunto abbiamo avuto e quante ne avremo?

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1 Response to "Ogni Nazione ha il governo che si merita (de Maistre)"

  • Renzo Lanza says:
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