Uniti per vincere, non per governare

Con la forza del senno di poi, tutti ora prevedono una ingovernabilità dopo le elezioni è una grave instabilità politica, anche gli stessi partiti che hanno voluto e determinato questa assurda legge elettorale. Essa è stata fatta per placare la fame di potere di tutti, dei micro partiti e di quelli intermedi che, solo uniti pensano di raggiungere il 40% e che sono i gruppuscoli personali della scomposizione politica sufficienti forse per vincere, ma non certo  per governare.
L’esempio più palese di questa situazione la si vede nell’area di centro destra dove la lista che riunisce Forza Italia, la Lega, Fratelli d’Italia e i minori di Fitto,Tosi, Cesa  etc. potrebbe forse raggiungere il 40% ma ha assai poco di unitario, di compatto, di omogeneo. Anche nello stesso documento programmatico, dove un accordo c’è solo sui titoli dei capitoli e non certo nei contenuti. Basta ascoltare i discorsi di Berlusconi e Salvini per comprendere quale possa essere la diversa strategia di ognuno e capire le pressioni demagogiche sull’elettorato e le ambizioni personali e politiche, il  diverso atteggiamento di fronte ai più importanti problemi che il Paese dovrebbe e, ne siamo quasi certi, non  sarà in grado di  affrontare. Come scrive opportunamente il noto politologo prof. Panebianco sul Corriere,  gli italiani  in realtà amano l’immobilismo, il conservatorismo, accettano le riforme solo a parole, quando non li toccano in qualche modo, sembrano incapaci di scelte coraggiose  anche se necessarie.

Centro destra e destra

La destra, al di là  di minoritarie posizioni estreme, chiassose e anche violente, è molto diversa oggi da quel centro destra dei tempi di Berlusconi e Bossi, si è fortemente radicalizzata, è rappresentata dalla Lega di Salvini, più ancora che non dai Fratelli d’Italia della Meloni. Ancor meno da Forza Italia che finge di essere d’accordo su  tutto ma è, su  posizioni ben diverse, più moderate, meno populiste, più europeiste, economicamente più ragionevoli o meno irragionevoli. Del resto la permanente sfida tra Berlusconi e Salvini per qualche voto in più per avere la Presidenza del consiglio, trasforma l’accordo in un contratto simulato, come quelli firmati allaTv, davanti al neo notaio Bruno Vespa.
Il notaio vero però, quello costituzionalmente previsto è il Presidente della Repubblica che dovrà valutare il quadro politico generale, nazionale e delle conseguenze economiche e finanziarie internazionali, della stabilità politica del Paese che potrà essere costretto a ulteriori elezioni, possibilmente con una diversa legge elettorale. Cosa questa notoriamente assai facile!
Ecco perché, nonostante le ottimistiche valutazioni berlusconiane, è difficile che il centro destra possa superare il 40% perché la sua unità non è credibile, perché Berlusconi, pure eccezionalmente attivo, impegnato e sempre commercialmente abile, ha un’età ragguardevole e senza il suo ruolo diretto salta tutto. La presenza di Salvini e della sua Lega come forza diversa e concorrente,  tende a gestire più direttamente e politicamente, le grandi e delicate questioni che abbiamo dinanzi. Sono la indispensabile crescita economica, per stimolare al massimo l’occupazione, il pagamento della montagna di interessi del debito pubblico e la sua riduzione, una seria politica delle migrazioni che ci faccia mantenere la credibilità internazionale  e la fiducia nella sicurezza interna e non ci faccia tornare alle impennate dello spread e ad un ritorno alla crisi, pur senza il contesto negativo internazionale.

Inciucio e inciuciandi

Tutti i leader politici dicono di rifiutare l’ipotesi di accordo che viene strumentalmente definito inciucio, tutti richiamano alla propria coerenza politica. Ma tutti sanno che non è vero, che sono bugie per l’elettorato.
La frantumazione politica, il qualunquismo, la demagogia sono purtroppo ormai moneta corrente.
Questo crea incertezza, anche a chi, come la destra, vuole apparire unita,  per avere, tutta insieme, il mitico 40 %, che darebbe il premio di maggioranza, ma essa non è credibile, quanto di una concorde  azione di governo. Al di là delle parole diplomatiche e poco definite, l’èlettore non è in grado di sapere cosa, e come vorrà fare, realmente e non a parole pre elettorali, per migliorare la precaria salute del Paese.
Abbiamo difronte quattro “partiti” : quello drammaticamente numeroso dei non votanti, quello ben nutrito di voti dei 5 stelle che,  nonostante quanto avviene là  dentro, raccoglie un elettorato che protesta senza avere alcuna credibile proposta, quella della lista di centro destra con una unità elettorale ma, non di azione politica, quella di un centro sinistra anch’esso tormentato dalle scissioni di chi lo vuole più a sinistra, come ai bei tempi passati rimpianti da D’Alema, e stranamente condivisi da Grasso, certo grato a Bersani per averlo politicamente inventato.
C’è da chiedersi, pur in situazione così complessa, se non sia il caso, prima di votare, di ben riflettere non su simpatie e antipatie, non solo su  precedenti  insufficienze di cui nessun governo è mai esente, ma su ciò che è utile e possibile fare, senza illusioni, senza ascoltare la musica di pifferai magici, capaci, come nella favola riportata dai fratelli Grimm, di compromettere gravemente, con  il futuro dei giovani anche quello della città  che dovevano liberare dalla presenza dei topi. Non vorremmo diventare come l’antica città di Hamelin, distrutta dalla incapacità dei suoi governanti.

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