Vulgus vult decipi ergo decipiatur

Una legislatura nata male

Per finire questo minimo di analisi sulla situazione preelettorale si deve considerare, nel quadro della scomposizione generale, anche quella del centro sinistra con la scissione del PD e la fondazione di Liberi e uguali, anche se facciamo fatica a trovare uguali Bersani e D’Alema con i presidenti di Camera e Senato, con il loro improvvisato percorso politico.
Per la sinistra italiana si chiude una legislatura di governo, resa difficile dalla mancanza di una maggioranza parlamentare, causata anche dalle difficoltà di un esito che ha profondamente cambiato gli assetti bipolare con la rilevante presenza, chiusa e solitaria, dei movimento-partito dei Cinque stelle.
I governi di questa legislatura sono sopravvissuti grazie a mutamenti politici, causati dalle scissioni e uscite da Forza Italia e da altri gruppi, dalla nascita del Nuovo Centro destra, dei “responsabili” e dei verdiniani e, ancor prima, dallo stesso aiuto di Forza Italia dopo il noto Patto del Nazareno, travolto dalla elezione di Mattarella, voluta da Renzi, alla Presidenza della Repubblica. Né va dimenticata la vicenda della precedente rielezione di Napolitano votato da tutto un Parlamento incapace di eleggere un nuovo Presidente dopo il siluramento di Marini e di Prodi è l’umiliante richiesta di una sua ricandidatura.
Così Napolitano, si trovò di fronte agli applausi ed ai voti di un parlamento di cui criticava pesantemente le inadempienze, i ritardi, gli immobilismi, i tatticismi personali e partitici e che certo non lo amava.
Del resto, dopo le elezioni, fatte con il vecchio “porcellum “, ci si trovò senza una maggioranza, e si assistette al famoso confronto tra il Presidente incaricato Bersani e i Grillini, proiettato in tv secondo l’imperativa richiesta degli stessi. E Bersani dovette rinunciare al suo tentativo.
Ci riuscì faticosamente Enrico Letta, con un governo inevitabilmente debole, sostenuto, oltre che dal PD, da Scelta civica di Monti, Nuovo Centro Destra di Alfano e i molti altri usciti da Forza Italia e con il sostegno esterno di ben nove “gruppuscoli”. Letta è una brava persona con buona esperienza di governo, abbastanza giovane, ex democristiano nel PD, preparato, colto ma debole di fronte alle mediazioni continue, i freni, i contrasti di una così complicata situazione di governo.
Dopo la crisi e le dimissioni di Bersani, Renzi conquistò la segreteria nazionale del PD, sull’onda della novità, della giovinezza, di una nuova classe dirigente, di un programma nato dall’ampia e partecipata preparazione dei convegni della Leopolda, ed anche dell’orgoglio PD che era stato umiliato da Grillo nella recente tentata trattativa con Bersani.

Il governo Renzi

Le “debolezze”, peraltro naturali del governo Letta, causarono, almeno come motivazione politica, alla direzione del PD di chiedere un nuovo governo più idoneo alle difficili esigenze. Nacque il governo Renzi da molti ritenuto un elemento di novità e di coraggio, da altri contrastato da polemiche e critiche.
Quel governo fu il più snello (solo come il terzo di De Gasperi del lontano 1947) nella storia italiana. Fu anche il più giovane : (l’età media del ministero era di 44 anni), contro i ben più anziani delle nostra tradizione.
Fu anche il più snello (come il terzo governo De Gasperi del lontano 1947) Aveva solo 15 ministri tra cui ben otto donne e 44 tra viceministri e sottosegretari, contro i 103 del Ministero Prodi, e i 97 dell’ultimo Berlusconi, Appariva in lui il lui una grinta maggiore, forse troppa per le nostre abitudini, nell’affrontare i problemi. La situazione parlamentare era comunque ardua, con le difficoltà all’interno dei gruppi, il loro frazionismo personalistico e trasformista, le opposizioni esterne ed interne. E c’erano i morsi della crisi economica internazionale che aveva determinato, (oltre ad altre note ragioni) la crisi del governo Berlusconi, l’avvento di Monti, l’esplosione di tensioni sociali nel Paese, i severi atteggiamenti della Unione Europea, la esplosione delle grandi migrazioni a livello internazionale causate da conflitti e miseria. Normalmente la dirigenza politica italiana avrebbe tenuto una linea morbida, meno aggressiva, di rigore ma non troppo, di continua mediazione anche con le opposizioni, con atteggiamenti politici e psicologici non aggressivi verso i problemi e i provvedimenti relativi.
Il governo Renzi, dichiarando fiducia e ottimismo nonostante le difficoltà, preferì correre i rischi di un riformismo abbastanza intenso, superando le difficoltà con l’abbondante uso della fiducia e anche proponendo una diversa legge elettorale per superare il “porcellum” di Calderoli e anche la controversa riforma costituzionale, leggi approvate, pur con forti opposizioni, dal Parlamento.
Ebbe atteggiamenti che non tennero sufficientemente conto del conservatorismo di questo paese, delle permanenti “mediazioni” causate di un forte corporativismo lobbistico, della fragilità del sistema parlamentare e di governo. Tradotto in termini politici, non ha interpretato in modo realistico la complessa realtà del Paese e non ha evitato anche atteggiamenti che apparvero arroganti più che innovativi. In fondo il Paese sembrava preferire la calma da anziano parroco di Prodi, il suo continuo mediare con tutti, l’attendere come metodo di governo.

Renzi diventa antipatico

Sono queste le tendenze presenti della politica non solo italiana, che si possono evitare o superare solo con leadership di alto livello e consenso, su forti programmi, in situazioni di evidente pericolosità e tensione, soprattutto quando mancano istituzioni forti e una solida unità nazionale.
Ecco quindi lo scontro sulle riforme della Costituzione che in realtà è stato un referendum personale contro e a favore di Renzi come personaggio, con polemiche anche personali, sulla toscanità, sull’utilizzo di persone ritenute amiche come se Berlusconi, Prodi, D’Alema, Bersani, Bossi e tutti gli altri Presidenti e leader avessero nominato personalità “nemiche” oltre a quelle già imposte, legittimamente, dagli altri partiti di coalizione e di governo. Con l’esasperazione di errori evidentemente fatti, forse di atteggiamenti troppo aggressivi lo si fece diventare antipatico, presuntuoso, arrogante, Fece anche alcuni errori strettamente politici: basti ricordare l’invenzione e la nomina della on. Mogherini, invece che di D’Alema che ci teneva molto, come “Ministro degli esteri” dell’Unione Europea, che sarebbe stato certo più autorevole e non sarebbe diventato un feroce permanente nemico. Come per tutti i governanti non mancarono altri errori e limiti che, adeguatamente pubblicizzati, hanno superato anche le non poche cose positive realizzate, anche quelle che esigono tempi più lunghi, per dare visibili risultati.
La frantumazione politico parlamentare ha poi causato l’attuale legge elettorale, voluta fortemente da Berlusconi per spingere la ricostruzione di un centro destra elettoralmente unificato perché induce e premia le aggregazioni elettorali di gruppi minori ed anche minimi. Esso però danneggia la governabilità del Paese, la sua stabilità economica e istituzionale, le scelte di ampio respiro in un mondo dominato da immensi poteri pubblici e privati.
Esattamente il contrario di ciò che serve al Paese, che abbisogna come l’aria di una stabilità che consenta le indispensabili e faticose scelte per dargli uno sviluppo non fittizio è temporaneo ma strutturale e quindi di lunga durata.

Verso il meno peggio

Per fare questo, ci vogliono forze politiche ragionevoli, poteri effettivi e decisi e di veloce attuazione, chiarezza e politiche omogenee nelle strutture istituzionali e degli enti regionali e locali, serietà e decisione nella spesa pubblica senza voli illusori e impossibili, né irrealizzabili promesse. Poi succede ciò che avvenne al mitico Icaro che volò troppo in alto verso il sole, perdendo le ali e precipitando nel profondo mare.
Le posizioni estreme, di destra e di sinistra, sono minoritarie, perdenti per ciò che la storia ha già dimostrato con le loro sconfitte. Fascismi e comunismi, restano solo dei tristi drammatici pezzi di storia da non dimenticare, anzi da studiare, per evitare le ignoranti fantasie di giovani potenzialmente violenti e che godono, per nostra colpa, di una eccessiva tolleranza che a confondere la giusta libertà con gli abusi e la illegalità. Quegli estremismi di destra e di sinistra Dobbiamo poter scegliere, con il voto democratico e informato, forze responsabili, preparate al difficile governo del Paese, non estremiste. Siamo in una situazione che ha bisogno di buon governo, come vogliamo sia per le nostre famiglie, per i nostri paesi e le nostre città, essendo noi amanti e custodi di un giusto e diffuso sviluppo e della pace interna e internazionale. Nel centrodestra e nel centro sinistra queste forze, almeno in larga parte, ci sono. Sono nelle destre liberali di Forza Italia e in quelle centriste di origine democratico cristiana, e a sinistra c’è il PD che non è più il partito vetero o neo comunista, ma una realtà socialista e democratica, partecipata anch’essa da forze di tradizione positiva per il Paese. Questo PD ha lasciato a D’Alema, a Grasso, alla Boldrini e altri impazienti volontari del potere, la rossa bandiera di cui hanno sentito una strana e per alcuni poco credibile nostalgia. Il Paese ha altre necessità e dovrebbe rifiutare chi s’illude e ci illude.
Poi tutto dipende dalle scelte popolari che saranno legge. Il popolo sarà giudice supremo e pure per lui vale la regola che anche ogni giudice può sbagliare, anche se diciamo che ha sempre ragione. Si dovrà scegliere sapendo che spesso, pur cercando il meglio, dobbiamo accontentarci del meno peggio, del possibile, senza rincorrere ingannevoli promesse, illusorie speranze, demagogie elettorali.
“Volgus vult decipi, ergo decipiatur”, “il popolo vuole essere ingannato, dunque che lo sia”, dicevano i saggi romani riflettendo su certe scelte e atteggiamenti popolari. Sapevano bene che il loro prezzo lo avrebbe pagato il popolo stesso, inevitabilmente ed anche giustamente anche se spesso inconsapevolmente.

Tags: , , , , , , , , , , , , , ,

Leave a Comment

*